Young e New Adult

Recensione 'Naked' di Kevin Brooks

 

Il mio cuore è nato nella lunga estate rovente del 1976.
Fu allora che la mia vita iniziò, il mio amore fu sigillato, la mia anima si perse e si infranse. Fu l’estate di molte cose – calore e violenza, amore e odio, sogni e incubi, paradiso e inferno – e riguardando a quel periodo adesso, è difficile distinguere il bene dal male.
Era tutto puro e marcio.
Allo stesso tempo, indissolubilmente.
Senza distinzioni.
Era l’estate dei miei diciassette anni. Un’estate infuocata per settimane di fila, da sciogliere l’asfalto sulle strade. L’estate della follia, del punk, delle vite sprecate…
Fu tutte queste cose.
E altre ancora.
Molte altre…
Fu l’estate di William Bonney.

 

Naked di Kevin Brooks (Piemme, 2016) è un romanzo young adult del celebre scrittore inglese, autore di Bunker Diary e L’estate del coniglio nero. Kevin Brooks scrive soprattutto per un pubblico giovanile, caratterizzando i suoi scritti con tematiche adolescenziali spesso intrecciate a una trama prettamente noir. Naked è ambientato a Londra negli anni Settanta, nei mesi che videro la nascita delle prime band punk e della loro consacrazione nell’ambito discografico: Sex Pistols, Clash, Ramones e… i Naked. La trama ha una base autobiografica dato che lo stesso autore da giovane ha suonato in una band punk, per poi allontanarsi da quell’ambiente quando la droga e la violenza ebbero surclassato l’importanza della musica. Naked è raccontato in prima persona da Lili, una giovane ragazza di diciassette anni che suona il pianoforte. Un giorno il ragazzo più popolare della scuola, Curtis Ray, la invita ad assistere alle prove della sua band: i Naked. Non solo Lili entrerà a far parte del gruppo, suonando il basso, ma diventerà anche la ragazza di Curtis. Lili è una giovane ragazza economicamente ricca, però povera di affetti, infatti è figlia di una ex modella mentalmente instabile e alcolizzata, abbandonata dal marito poco dopo le nozze. È così che Lili entra nel circolo vizioso di una relazione insana con Curtis, in cui il ragazzo con ogni probabilità la tradisce e non finge neppure di interessarsi alla fragile situazione familiare di lei. Curtis ha solo una cosa in mente: la fama, il successo, il sogno di un contratto discografico. I Naked inizialmente sono formati da Curtis, Lili, Stan e Kenny, ma a seguito di uno scontro tra Curtis e Kenny quest’ultimo abbandona la band. È questo l’episodio che da il via alla vera trama del romanzo. Fino a questo punto la narrazione stenta a decollare, per poi prendere una piega del tutto diversa e il ritmo dell’azione si fa sempre più incalzante. È proprio durante una delle audizioni per scegliere il nuovo chitarrista, un sostituto di Kenny, che Lili vede per la prima volta William Bonnie. L’incontro con ‘Billy The Kid’, come Curtis lo prende più volte in giro, sarà l’evento più importante della vita di Lili, che porterà a una straordinaria catena di eventi nell’afosa estate del 1976 che cambierà per sempre il futuro della protagonista. William Bonnie è un genio della musica, ottimo chitarrista e personaggio controverso. Viene descritto dall’autore come un ragazzo misterioso, trasandato nel vestirsi e nell’acconciarsi i capelli, né bello e né brutto ma con dei profondi occhi nocciola che affascinano sin da subito Lili. Nell’estate del 1976 cambiano molte cose. I Naked a poco a poco si fanno conoscere dal pubblico, grazie ai piccoli concerti a Conway Arms, fino alla proposta discografica della Polydor. La scalata al successo dei Naked cammina parallelamente alla storia di William e Lili, alla scoperta del passato misterioso di William legato alla guerra civile irlandese e all’IRA, e alla messa a punto di una vendetta vecchia di anni. Naked di Kevin Brooks è un’epifania emotiva, un racconto a tratti violento e scioccante di una realtà narrata nel modo più verosimile, senza sconti né abbellimenti. La droga, la violenza, gli scontri fra gruppi sociali diversi e tutti i lati più oscuri di un decennio sanguinario come gli anni ’70 sono espressi magistralmente dalla scrittura asciutta e pulita di Kevin Brooks, nei suoi periodi brevi e incisivi, senza troppe subordinate. Lili è voce narrante fino alla fine, quando un salto temporale ci trasporta trentacinque anni dopo quell’estate, da una Lili adulta e nostalgica, che riguarda una vecchia registrazione della puntata del 22 Settembre 1976 del programma ‘Top of the Pops’, alla quale avevano partecipato anche i Naked. Tutta la storia raccontata da lei confluisce in quell’unico momento, in quel preciso ricordo, che possiede la potenza di un colpo alla stomaco, e che conclude il romanzo con una moltitudine di emozioni diverse. Naked è una storia forte e drammatica, raccontata nello stesso modo in cui i Naked suonano la loro musica, con caos ed energia, ma mantenendo una delicatezza e una genuinità che, invece di stonare col contesto, rendono lo scenario puro e ‘sporco’ allo stesso tempo.

Cercami nel vento, di Silvia Montemurro

 

Ci sono momenti che ci invitano a lasciare il posto da spettatori e divenire protagonisti. Subito.

 

Cercami nel vento di Silvia Montemurro (Sperling & kupfer, 2016) è il primo New Adult nato dalla penna dell’autrice di L’inferno avrà i tuoi occhi e di molti altri gialli di ambientazione italiana.  Rappresenta il promettente esordio di Silvia Montemurro al mondo del romance, con una storia che sa commuovere e divertire in egual maniera. Cercami nel vento parla dell’incontro fra Camilla e Teo, una collisione di due mondi e stili di vita all’apparenza diversi. Schivo e presuntuoso lui, solare e comunicativa lei. Teo, emigrato dalla Sardegna in un paese montano in provincia di Milano, si mantiene facendo l’operaio, Camilla invece è una promettente violinista, prossima al diploma al Conservatorio, vanto e orgoglio della sua famiglia altoborghese. L’inizio della storia sembra ruotare attorno all’incontro/ scontro fra due anime diverse, incapaci di comunicare senza litigare, per poi arrivare al compromesso che solo l’amore può suggerire, nella cornice di una breve vacanza a Venezia. Si intuisce che Teo nasconde qualcosa del suo passato, ma a parte questo dettaglio celato non sembrano prospettarsi molti altri colpi di scena nella trama. Nulla di più sbagliato dell’impatto iniziale che da il romanzo al lettore, dato che la narrazione più o meno a un terzo del libro si sposta su binari completamente diversi, ad esempio lasciandosi alle spalle i frivoli battibecchi fra la protagonista e la sua migliore amica. L’attenzione si concentra sulla scoperta da parte di Camilla di avere un cancro, il linfoma di Hodgkin, e la conseguente scelta di partire e nascondere a Teo il suo male. Il loro rapporto era appena nato quando questo macigno si è abbattuto sulle sue spalle, di conseguenza lei non si sente pronta a condividere un dolore così grande, così intimo, con un ragazzo appena conosciuto. Ha paura di spaventarlo e di perderlo, e fa la scelta più sbagliata: tenere Teo all’oscuro di tutto, accampando come scusa una vacanza inaspettata con la madre. Così Camilla viene ricoverata a Milano e comincia il primo ciclo di chemio, una cura che si rivela più distruttiva del previsto. L’unica ancora di salvezza per lei, non potendo contare su Teo, è rappresentata da Marco, un altro paziente di oncologia, e dal gruppo dei B.Livers, formato da ragazzi malati che non hanno mai perso la voglia di guarire e di guardare al futuro nonostante tutto. I mesi trascorsi in ospedale saranno  per Camilla una grande prova di vita da affrontare, soprattutto la morte del suo punto fermo: l’amico Marco. Da quel momento in poi cambia qualcosa nella mente di Camilla e capisce che non può più scappare. È suo dovere vivere e sperare, ciò che Marco la invogliava a fare, e per riuscirci ha bisogno di Teo. Sarà ancora lì ad aspettarla? Vorrà aiutarla a portare questo peso insieme a lei? Cercami nel vento è un drammatico e commovente affresco di come la vita cambi strada senza preavviso, come il vento. È nostro compito seguirlo e vedere dove ci porterà e, quando necessario, andargli incontro e sfidarlo. Camilla non abbandonerà mai il sogno di diventare una violinista professionista, neppure quando la malattia sembrerà toglierle le forze di esercitarsi con lo strumento. Ma nei momenti peggiori, quando l’immagine riflessa nello specchio non è più quella di un tempo, quando le amiche di sempre sembrano essersi allontanate, quando la gente per strada la guarda con pena scuotendo il capo, capisce di poter contare su un’unica persona: Teo. I drammi del suo passato in Sardegna torneranno a bussare alla sua porta e a chiedere di essere affrontati, ma la battaglia interiore di Camilla sarà di esempio anche per lui. Dio non da nulla che l’uomo non possa sopportare. Teo e Camilla da soli non sono altro che anime perse nelle proprie paure e debolezze, insieme sono una forza della natura. Cercami nel vento ci insegna che l’unica debolezza è non avere il coraggio di chiedere aiuto quando serve. Tramite le parole che Camilla appunta nel suo Moleskine viviamo il suo tormento, ma anche la sua voglia di vivere, non di sopravvivere, soprattutto quando dentro di lei infuria la tempesta. Impara a sentire la natura con nuovi sensi, ascoltando l’istinto di andare dove il cuore le comanda, ecco come l’autrice parla di questo tema: Esistono luoghi che ci chiamano, magari anche da molto lontano. Non ne conosciamo la ragione, ma, ancora prima di averli visti, sappiamo che seguendo il loro richiamo troveremo un pezzo della nostra anima. Camilla imparerà a cercare nel vento una risposta ai suoi dubbi: la voce amica di Marco che, ovunque sia, continuerà a sostenerla sempre, ricordandole di trarre sempre il meglio da ogni cosa. Il finale di Cercami nel vento è volutamente lasciato un po’ in sospeso, come i panni stesi dai balconi delle abitazioni che Camilla amava tanto fotografare. Ma l’intento non è lasciare il lettore con un senso di irrisolto, bensì spostare l’attenzione dalla meta al viaggio. Non è importante sapere se Camilla alla fine guarirà oppure no, ma è fondamentale capire come sia cambiata la vita della protagonista durante il suo percorso di crescita. Il cancro le avrà tolto mesi di normalità, ma l’ha anche resa speciale, facendole un grande dono: la meraviglia.

Le coincidenze dell’amore, Colleen Hoover

 

Una delle cose che mi piace di più dei libri è la capacità di definire e condensare larghe porzioni della vita di un personaggio in un solo capitolo. È intrigante, perché nella vita vera non si può fare. Non puoi semplicemente chiudere un capitolo e saltare le cose che non ti va di rivivere e passare a un momento che ti piace di più. La vita non è divisa in capitoli… è divisa in minuti. Gli eventi sono assemblati insieme, minuto dopo minuto, senza tagli temporali o pagine bianche o salti, perché non importa cosa accade, la vita semplicemente succede e continua ad andare avanti e le parole fluiscono e le verità continuano a scaturire che ti piacciano o no, e nulla ti lascia mai un accidente di attimo di pausa per riprendere fiato

 

Le coincidenze dell’amore(Leggere Editore, 2013) è il secondo romanzo di Collen Hoover, dopo il successo di Tutto ciò che sappiamo dell’amore; una storia che non sembra deludere le aspettative di chi ama il genere Young Adult e soprattutto la prosa dolce e coinvolgente della Hoover. La narrazione comincia con il più classico dei cliché adolescenziali: una ragazza schiva e prevenuta nei confronti degli uomini che si innamora del cosiddetto ‘cattivo ragazzo di turno’, avvicinatosi a lei per farsi conoscere sotto un altro aspetto, più intimo e profondo, che si scontra con la prima idea che il personaggio tende a ispirare nel lettore. La protagonista è Sky, una ragazza atipica, che non ha mai frequentato una scuola pubblica, non possiede un telefono cellulare e ha sempre vissuto sotto la bolla protettiva della sua madre adottiva, dopo l’abbandono del padre biologico. Al primo giorno di scuola (ennesimo cliché che non può non farci pensare alla saga di Twilight) incontra davanti a un supermercato un giovane che prova ad avvicinarla con la più banale delle scuse. Lei se ne sente da subito attratta, e così svolge alcune ricerche su di lui, chiedendo alla sua migliore amica. Scoprirà che il nome di quel ragazzo è Holder e che ha fama di essere un soggetto violento, tanto da aver passato l’ultimo anno della sua vita in riformatorio. Holder ha perso sua sorella solo poco tempo prima, suicidatasi per overdose intenzionale, e il non averla saputa aiutare, quando avrebbe potuto, è un pensiero che continua a tormentarlo. Ecco un brano in cui Holder manifesta il suo tormento interiore:

Ogni gesto, ogni parola, tutto mi ricorda Les. E ogni volta che mi ricordo di Les, ripenso anche a Hope, mi ricordo di come io abbia deluso entrambe. È come se, quel giorno in cui unii i loro nomi per prenderle in giro, avessi segnato il mio destino. Hope e Les. Hopeless: senza speranza. Ed è proprio così che mi sento: senza nessuna fottuta speranza.

 Dopo aver letto poche pagine di questo romanzo mi sembrava già di averlo letto per intero, mi ero immaginata con grande precisione lo svolgimento della trama e la sua conclusione, ed ero propensa a mettere da parte l’ebook per dedicarmi ad altro, di certo non incoraggiata dall’utilizzo che la Hoover fa del presente storico e della narrazione in prima persona. Ma nonostante i dubbi iniziali ho continuato la lettura e mi sono largamente ricreduta. La storia è ricchissima di colpi di scena e la trama scende a una profondità che non avrei mai immaginato, trattando temi come la violenza sessuale, i drammi psicologici successivi all’abbandono di un genitore, il suicidio, l’abuso di droghe. Non è comune come si crede saper suscitare nel lettore un paradigma di emozioni molto diverse fra loro, e tutte intense allo stesso modo: dalla diffidenza all’amore, dall’angoscia al sollievo, dal senso di impotenza al coraggio di ricominciare, con una punta di ironia che di certo non guasta. L’unica pecca resta, a mio avviso, la forma utilizzata per la narrazione: capitoli troppo brevi e stile eccessivamente colloquiale, agevolato dall’uso del presente. Ma i pregi restano di gran lunga maggiori, soprattutto la caratterizzazione dei personaggi. Nessuno è in realtà come appare all’inizio, tutti hanno degli oscuri segreti nel loro passato, e quando il lettore a poco a poco li scopre e impara a conoscere i protagonisti per ciò che davvero sono non può che amarli ancora di più; soprattutto Karen, la madre di Sky, che da fastidiosa hippy intollerante alla tecnologia si rivela una donna con un passato molto sofferto alle spalle, una mamma-chioccia che ha come unica preoccupazione proteggere Sky dal padre biologico, ma soprattutto dai suoi ricordi. La scrittrice Colleen Hoover, cavalcando il successo del suo secondo libro, ha pubblicato anche Le sintonie dell’amore (Leggere Editore, 2014) ovvero la versione del libro dal punto di vista di Holder, come narratore in prima persona.

Fonte: 900 letterario, sito sul quale scrivo

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Ornella De Luca, Messina